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giovedì 29 dicembre 2011

Problemi sul GLVE (Venezia)

Nota sulla risoluzione del problema, resa pubblica grazie al COA di Padova ed all'avv. Carla Secchieri:


Ripubblico dal sito originale vista la rilevanza del problema a livello nazionale, dato che tramite PCT questo problema impatta chiunque abbia cause che gestisce a Taranto, Roma, Milano, Torino, Messina, etc su Venezia:


Con nota del 28/12/2011 la Presidente della Corte d’Appello di Venezia comunica che, poiché “dal 29 novembre scorso le comunicazioni telematiche inviate da tutti i Tribunali del Distretto non vengono ricevute dai destinatari” e nonostante “le richieste di chiarimenti formalmente inviate al D.G.S.I.A. e al CISIA di Padova”, tali enti “non hanno dato a oggi indicazioni operative”, “rilevata la necessità, a fronte della diffusa e grave situazione di disagio che interessa magistrati, cancellerie e avvocatura, di sopperire a tale grave carenza gestionale” si sono invitati i Presidenti dei Tribunali a comunicare alla Corte “i provvedimenti adottati e/o adottandi ritenuti più idonei a garantire la funzionalità di tale servizio”.
La Presidente, inoltre, “precisa che la Corte d’Appello a decorrere dal 7/12/2011 ha disposto che le comunicazioni relative a provvedimenti che per natura e oggetto rivestono carattere di urgenza vengano effettuate dalle cancellerie non solo per via telematica ma anche a mezzo fax”.
Il Presidente del Tribunale Ordinario di Venezia, con provvedimento del 29/12/2011, ha così disposto:
«Rilevato che dal 29 novembre scorso le comunicazioni telematiche inviate risultano in attesa di trasmissione e non vengono ricevute dai destinatari;
«Rilevata la necessità di provvedere, in via temporanea urgente, alla trasmissione sicura dei provvedimenti;
«Dispone in via temporanea e urgente che le comunicazioni dei provvedimenti vengano effettuate dalle cancellerie non solo per via telematica, ma anche a mezzo telefax.
«Si dispone che quanto ai provvedimenti già emessi dal Tribunale dal 29 novembre, fino a oggi, attesa l’impossibilità di recuperare a breve l’elenco complessivo, al fine di effettuare le comunicazioni a mezzo telefax, si provvederà alla rimessione in termini, a richiesta».

sabato 17 dicembre 2011

Class action, contro il ministero e per il PCT...

15/12/2011
Class action contro via Arenula
Tribunale in carenza di personale. Parte l'azione collettiva



Il documento sul sito del ministero e' questo

La sezione che se ne occupa sul sito e' questa

domenica 20 novembre 2011

dal 19 novembre 2011 fine periodo transitorio e fine CPECPT

Dal 19 novembre 2011 e' finito il periodo transitorio e non e' piu' attiva la CPECPT.

La CPECPT o PEC-PT era la casella fornita dal PDA per ricevere comunicazioni dal tribunale o effettuare dei depositi di atti.

Da oggi solo la PEC e' un mezzo valido per effettuare depositi nell'ambito del Processo Civile Telematico e ricevere comunicazioni dai tribunali.

Ogni avvocato deve comunicare la propria casella PEC al relativo COA, perche' il COA possa comunicarlo al ministero (caso mai non abbia ancora provveduto): dal 19 novembre ogni utente la cui PEC e' stata comunicata al ministero ricevera' un messaggio che lo informa che la propria casella e' utilizzabile nell'ambito del PCT.

Come promemoria, di seguito l'art. 20 sui requisiti della casella PEC dal link al documento originale del ministero:

Art. 20 - Requisiti della casella di PEC del soggetto abilitato esterno

1. Il gestore di posta elettronica certificata del soggetto abilitato esterno, fermi restando gli obblighi previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n.68 e dal decreto ministeriale 2 novembre 2005, recante «Regole tecniche per la formazione, la trasmissione e la validazione, anche temporale, della posta elettronica certificata», è tenuto ad adottare software antispam idoneo a prevenire la trasmissione di messaggi di posta elettronica indesiderati.
2. Il soggetto abilitato esterno è tenuto a dotare il terminale informatico utilizzato di software idoneo a verificare l'assenza di virus informatici per ogni messaggio in arrivo e in partenza e di software antispam idoneo a prevenire la trasmissione di messaggi di posta elettronica indesiderati.
3. Il soggetto abilitato esterno è tenuto a conservare, con ogni mezzo idoneo, le ricevute di avvenuta consegna dei messaggi trasmessi al dominio giustizia.
4. La casella di posta elettronica certificata deve disporre di uno spazio disco minimo definito nelle specifiche tecniche di cui all'articolo 34.
5. Il soggetto abilitato esterno è tenuto a dotarsi di servizio automatico di avviso dell'imminente saturazione della propria casella di posta elettronica certificata e a verificare la effettiva disponibilità dello spazio disco a disposizione.
6. La modifica dell'indirizzo elettronico puo' avvenire dall'1 al 31 gennaio e dall'1 al 31 luglio.
7. La disposizione di cui al comma 6 non si applica qualora la modifica dell'indirizzo si renda necessaria per cessazione dell'attività da parte del gestore di posta elettronica certificata.

Note all'art. 20: - Per il Decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, si veda nelle note alle premesse.
- Il Decreto ministeriale 2 novembre 2005, (Regole tecniche per la formazione, la trasmissione e la validazione, anche temporale, della posta elettronica certificata) è pubblicato nella Gazz. Uff. 15 novembre 2005, n. 266.


lunedì 13 giugno 2011

Blocco di tutti i servizi di consultazione

Da venerdi' pomeriggio e' in corso un blocco generalizzato di tutti i servizi di consultazione del PCT, per motivi ignoti.

Il DGSIA non ha pubblicato informazioni in proposito.

martedì 3 maggio 2011

Pubblicate le specifiche tecniche del PCT

http://www.processotelematico.giustizia.it/pdapublic/resources/Specifiche%20tecniche%20-%20scheda%20illustrativa%20v1.1.pdf

Spicca a pagina 3 la nota:
"Questo documento riporta tutte le specifiche tecniche di interesse per le software house e per i punti di accesso, aggregando di fatto quanto già anticipato e pubblicato sul sito del processo telematico (sezione “Nuove regole e specifiche tecniche del processo telematico”), nonché illustrato sempre a software house e punti di accesso nella riunione del 7 ottobre 2010 presso la DGSIA"

Il testo in oggetto e' sorprendentemente di dubbio gusto, oltre al fatto che andrebbe corretta la parte "software house" con "iscritti ad AssoSoftware": il testo in oggetto era gia' oggetto di discussione ancor prima di essere stato scritto e quindi reso pubblico.
E' infatti chiaro da tempo che il DGSIA ha bisogno di TIMBRINI, di AVALLI, e la questione e' stata oggetto di pesanti discussioni, data la natura delle riunioni fino ad oggi.

Le discussioni vertono in merito al fatto di avallare in silenzio scelte tecniche poco felici.

Nel complesso leggi e regolamenti fin qui messi in atto vanno a CAMBIARE parte dei flussi, non nella sostanza, ma nella forma, questione su cui il governo ha ben motivo di fare scelte incisive perche' il PCT dura da 10 anni con risultati sostanziali SOLO negli scorsi due anni a fronte della sostituzione del direttore del DGSIA. Da allora e' stato dato un maggior impulso alla diffusione del PCT, con risultati sostanziali, in termini di numeri di utenti e sedi.

Il problema e' ovviamente che questi cambiamenti hanno comportato spese consistenti, non tanto per sviluppare nuovi servizi, quanto per cambiare parte dei flussi con tecnologie differenti: all'atto pratico, fino ad oggi non sono stati erogati nuovi servizi ed in futuro, verranno erogati gli stessi servizi attuali, ma da un numero maggiore di fornitori, dove piu' di un fornitore sara' lo stato italiano, con una intromissione diretta sul mercato.

L'attivita' che non viene presa in considerazione, fino ad oggi, e' un piano (pubblico), che preveda l'attivazione di tutte le sedi dei tribunali: i servizi offerti infatti, riguardano solo chi ha un tribunale attivato nell'ambito del PCT, e le attivazioni per quanto incrementate sono ben lungi dal coprire tutto il territorio nazionale.

Contemporaneamente, dal punto di vista tecnico, e' chiaro che un progetto dove le fasi di sperimentazione sono rese obbligatorie dal CNIPA (per un periodo di attivita' parallela tra CPE-CPT e PEC per 6 mesi) stonano: dovendo essere chiaramente una simile attivita' non opzionale, ma cautalativa e necessaria, quindi come mai e' stato il CNIPA a dover imporre un simile periodo di transizione?

A questo si aggiunge il fatto che fin qui l'intera infrastruttura di test, non viene documentata, per quando il DGSIA abbia indicato la disponibilita' a test sulla nuova piattaforma, disponibilita' comunicata il 20 aprile 2011:
purtroppo pero' un ambiente di test non puo' essere oggetto di disponibilita', ma deve essere un elemento portante di un progetto costato qualche milione di euro ad oggi.


venerdì 22 aprile 2011

Dott. Aprile su Italia Oggi

In un articolo pubblicato su Italia Oggi, il dott. Aprile ha illustrato il passaggio alla PEC
(il materiale e' coperto da copyright, quindi non e' lecito riportare l'articolo integrale).

In sostanza il direttore del DGSIA illustra come il livello di sicurezza viene innalzato (la PEC ha una SLA di 99.99, mentre il precedente servizio aveva una SLA di 99.5).

Il problema e' che ad oggi e' "scoppiato" solo il servizio del MINISTERO stesso, e non risultano provvedimenti ne verso il fornitore, ne verso altri, quindi parlare di livelli di servizio (SLA) non ha alcun senso, ne ha senso parlare si un aumento della sicurezza.

Il governo ha, piu' che lecitamente, deciso di diffondere la PEC e basare molti servizi sulla PEC:
e' decisamente spiacevole che questa scelta venga giustificata con motivazioni vaghe, perche' l'aumento di sicurezza tra PEC e CPECPT a livello di SLA e' pari solo allo 0.49% circa, ed in termini di sicurezza pratica, sapere che il DGSIA non e' intervenuto nell'indicare quanto meno di CHI SIA la responsabilita' dell'implosione del servizio per due mesi, non giova al buon nome del PCT.

Certamente la PEC ha piu' "controllori", quindi all'atto pratico e' palese che in futuro se il servizio implodera' ancora, saranno coinvolti molti piu' enti e ministeri e la questione non potra' essere "dimenticata" o "superata" con leggerezza.

mercoledì 20 aprile 2011

Confernza DGSIA in Sala della Musica a Roma

Oggi, dalle ore 10.30 circa, e' in corso la conferenza della DGSIA in merito al nuovo regolamento:
la conferenza su invito della DGISA, si svolge al tribunale civile di Roma, nella "Sala della Musica".

Il fax di invito e' stato spedito alle singole entita' (tribunali, OA, aziende, etc), senza l'elenco dei presenti: ovviamente non e' stato spedito a tutti gli OA, non a tutti i tribunali, non a tutte le aziende.

Il fax segnala che per PURI problemi di spazio, per le singole entita' e' disponibile un solo posto.

Il fax della DGSIA e' a firma dr. Stefano Aprile, direttore generale della DGSIA.

Ovviamente c'era una azienda che alle 10.30 si e' presentata con 6 persone, dopotutto gli inviti li fa la DGSIA...

Contenuto della conferenza:
ho seguito dopo le 14.00 circa la conferenza, perche' a quell'ora visto che chiunque voleva si portava 6 persone, un clienti mi ha richiesto di affiancarlo...

La pseudo-tavola evidenziava situazioni paradossali:
1) oggi il GC non e' sotto il controllo della DGSIA, ed ha avuto problemi
(forse questo sottintende che non potevano intervenire prima o meglio?)
2) domani c'e' la PEC e si risolve tutto...

in sostanza pero' la PEC NON e' sotto il controllo della DGSIA e magari il fornitore e' lo stesso del GC?

Quindi il primo intervento che ho seguito e' stato molto bizzarro: salvo sottolineatura della DGISA che oggi ogni problema e' RISOLTO (almeno questo e' un bene).

piu' tardi integro x il resto delle considerazioni...

venerdì 15 aprile 2011

ULOF - Conferenza a Milano sul PCT - 18 Aprile 2011

L'Unione Lombarda dei Consigli dell'Ordine degli Avvocati (ULOF), con la partecipazione dei Presidenti degli Ordini, dei Tribunali e delle Corti d'Appello della Lombardia, organizza una conferenza stampa il 18 aprile 2011 alle ore 12.00, presso l'aula magna del palazzo di Giustizia di Milano.

Tema della conferenza saranno i risultati dell'attivita' relativa al PCT su Milano, gli ottimi risultati ottenuti fino a due mesi fa ed i problemi nati negli ultimi due mesi.

Fin qui il comunicato dell'ULOF:
preciso che i problemi a cui si fa riferimento non sono propri dell'ULOF, ma dell'infrastruttura ministeriale ed in quanto tali fuori dal controllo dei singoli ordini, inoltre hanno causato danni a tutta l'utenza del PCT.

sabato 9 aprile 2011

In pubblicazione le nuove regole del PCT - analisi 1

Questo e' una prima relazione in vista delle nuove regole del PCT che verranno pubblicate presumibilmente in gazzetta ufficiale entro fine mese.

Tempo di bilanci.

La DGSIA ha rilasciato tempo fa un report sul PCT molto controverso:
oggi ci sono elementi incontrovertibili che attestano la reale situazione, grazie ai quali la relazione della DGISA assume un nuovo ruolo.

I flussi di posta CPECPT verrano abbandonati, come gia' enunciato nel lontano febbraio 2009. La CPECPT e' una PEC su un circuito chiuso, dove lo spam e' impossibile, l'autenticazione funziona a mezzo smartcard CNS ed il servizio ha un livello di sicurezza aggiuntivo rispetto alla PEC, ma nel contempo una SLA (service level agreement) leggermente piu' bassa e controlli meno severi.

Ora c'e' da chiedersi coma mai, l'intera infrastruttura sia in corso di aggiornamento!

Penserete che l'aggiornamento riguarda il passaggio alla PEC: e' vero c'e' un aggiornamento in corso per il passaggio alla PEC, per la quale il ministero doveva essere pronto a gennaio, mentre FORSE sara' pronto solo a maggio... non e' pero' a questo che mi riferisco.

La CPECPT e' in pieno aggiornamento, perche' il sistema e' collassato:
eppure il report della DGSIA non accennava ad alcuna problematica relativamente alla CPECPT, come se il collasso del sistema sia arrivato all'improvviso senza dare segni.

Un report reale e trasparente sulla situazione di una infrastruttura, mettiamo una autostrada, e' uno strumento utile per rilevare la situazione dell'infrastruttura, se in questo non sono presenti i problemi allora questo assomiglia piu' ad uno spot pubblicitario, che non ad un serio report, per avere trasparenza sul servizio.

Certo e' possibile che nessuno abbia rilevato i problemi sui flussi, nonostante diversi interventi, relazioni, etc etc, magari sottovalutando alcuni rilievi fatti sull'infrastruttura: il punto e' che qui siamo arrivati al totale collasso, cosa che evidentemente e' una situazione ben diversa dal dover affrontare qualche isolato problema.

Di quale collasso parlo?
Il flusso della CPECPT e' un flusso di posta simile alla PEC dove non e' previsto che la posta VADA PERSA, se la posta viene PERSA, allora si presume che un PDA abbia perso i requisiti di certificazione, e non sia in grado di gestire la posta CPECPT, ma in questo caso la POSTA non e' persa dai PDA, ma dall'altro lato...
... un po come se un ufficiale giudiziario buttasse via i documenti che riceve.

L'infrastruttura software e' collassata, presumibilmente perche' il progetto e' VECCHIO e non e' stato AGGIORNATO per tempo, cosi' il progetto VIENE AGGIORNATO SOLO ORA, ben sapendo che poi l'infrastruttura verra' in parte abbandonata:
se il progetto fosse fallimentare AGGIORNARLO sarebbe INUTILE; quindi perche' AGGIORNARLO? perche' evidentemente da tempo era gia' chiaro che andava aggiornato e questo non e' stato fatto.

Dall'altro lato la nuova infrastruttura legata alla PEC stenta a partire: finche non sara' chiaro se la nuova infrastruttura legata alla PEC REGGE, il futuro del PCT rimarra' imprigionato in una sorta di limbo.

Quindi c'e' da chiedersi se qualcuno abbia ALMENO imparato a cosa serve produrre una relazione sullo stato del PCT:
magari a GOVERNARNE lo sviluppo ed a PREVEDERNE il collasso PRIMA che questo si manifesti?

Probabilmente il motivo del mancato aggiornamento del sistema IN TEMPO, prima che il collasso si verificasse e' dovuto ai normali problemi finanziari del ministero della giustizia, che a differenza di altri ministeri non ha molti fondi:
anche questa che poteva essere una giustificazione, un tempo, stenta a sembrare la causa reale, perche' a settembre dovrebbe concretizzarsi il "PDA" ministeriale, ennesimo progetto dai costi incredibili, che permettera' ad un avvocato di Milano di fare quello che gia' fa oggi grazie al PdA dell'ordine di Milano, etc etc

Ora perche' enfatizzare che il nuovo servizio garantira' quello che un avvocato di Milano gia' fa oggi?
Perche' il nuovo PdA non permettera' a chi oggi non lavora nel PCT di fare qualcosa IN PIU!

Se la PEC permettera' potenzialmente a tutti gli avvocati di poter depositare un atto telematico senza PdA, il problema e' che ad oggi centinaia di sedi NON hanno fondi per ISTRUIRE il personale di cancelleria ed i giudici all'uso degli strumenti informatici SVILUPPATI DAL LONTANISSIMO 2004: se il personale di un tribunale non sa usare uno strumento, questo non puo' essere usato e le differenti sedi non possono attivare i depositi.

Il nuovo decreto relativo al PCT permettera' poi ad una ampia gamma di pubbliche amministrazioni di fare quello che il ministero ha gia' indicato fara' lui stesso, cioe' avvviare dei PDA per l'accesso degli utenti: senza che nessuno si prenda cura di attivare i servizi sui tribunali, cosi' da garantire che, dove i depositi sono possibili (ad esempio Milano), un avvocato possa magari scegliere tra due o tre PA che con i soldi delle sue tasse, possano offrirgli lo stesso medesimo servizio.

E' un po come dire che si aprono nuovi siti web per fornire lo stesso medesimo servizio che gia' eroga l'ordine di Milano, e che ha gia' intenzione di fornire il ministero della giustizia: solo che il ministero e tutte le altre PA che offriranno il medesimo servizio, pagheranno le spese con i soldi delle tasse, e saranno fuori dal controllo dell'avvocatura di Milano.

L'unico vantaggio che potra' ottenere l'ordine di Milano, sara' risparmiare sul costo del PdA: salvo poi scoprire che oggi il PdA di Milano non perde la posta CPECPT, ma la perde il sistema ministeriale, inoltre domani il ministero avra' la possibilita' di spendere il doppio e fornire servizi che abbiano modo di bloccarsi con piu' agio...

Il nuovo regolamento ovviamente non prevede che ci sia qualcuno che si prenda un minimo di responsabilita' se i servizi collasseranno nuovamente,

venerdì 8 aprile 2011

I pagamenti online

da: http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_9_7_1.wp


I pagamenti online

Obiettivo del Piano straordinario per la digitalizzazione della giustizia

Normativa

L’iniziativa si inquadra nelle disposizioni normative legate alla informatizzazione dei pagamenti a favore della PA

  • art. 4, comma 9 del DL 29 dicembre 2009, n. 193 - convertito con la legge 22 febbraio 2010, n. 24
  • art. 5 del Codice dell’amministrazione Digitale.

ISTRUZIONI PER L’ADESIONE ALL’ INIZIATIVA

Contesto di applicazione

  • Si applica a tutte le spese di giustizia:
    • Spese processuali, spese di mantenimento, pene pecuniarie, sanzioni pecuniarie, etc. (Nella fase sperimentale sono abilitati i pagamenti del contributo unificato e della marca per diritti di segreteria).
  • Può essere adottato presso tutti gli uffici giudiziari
    • Procure, Tribunali, Giudici di Pace, UNEP, etc..

Requisiti per gli Uffici Giudiziari

  • Per l’attivazione dei pagamenti telematici sono necessarie solo attrezzature informatiche di base (PC e collegamento a SPC)
  • L’utilizzo è indipendente dagli strumenti informatici utilizzati nell’ufficio:
    • Registri
    • Sistemi per la digitalizzazione di atti
    • Strumenti per la comunicazione e notificazione elettronica

Attività per attivare i Pagamenti on-line
Per attivare i pagamenti telematici gli Uffici Giudiziari devono:

  • Aderire al piano straordinario per la digitalizzazione tramite la domanda di adesione
  • Definire un apposito piano di comunicazione per far conoscere l’iniziativa a:
    • Magistrati e Cancellieri
    • Avvocati (Consiglio dell’Ordine)
  • Avviare programma di formazione del personale (Cancellerie) attraverso:
    • Presentazioni strutturate (0,5 giornate)
    • Affiancamento (training on the job) da stimare in 1 trainer per 0,5 giornate per ogni sede di medie dimensioni.

Erogazione del Servizio di pagamento
I soggetti abilitati (avvocati) possono richiedere il pagamento telematico delle spese di giustizia attraverso:

  • i Punti di Accesso (PdA) definiti nel DM del 17 luglio 2008 recante “Regole tecnico-operative per l'uso di strumenti informatici e telematici nel processo civile”
  • il Portale del Ministero (operativo da settembre 2011)

che sono collegati telematicamente ai circuiti bancario e postale e mettono a disposizione gli strumenti necessari ad effettuare il pagamento

DESCRIZIONE DEL PROCESSO DI PAGAMENTO

Fasi del processo di pagamento
L’intero processo si svolge nelle seguenti cinque fasi:

  1. Richiesta di Pagamento nella quale il sistema informatico della Giustizia attribuisce alla stessa un identificativo univoco
  2. Esecuzione del pagamento presso il prestatore di servizi di pagamento (Banca o Posta) del pagatore
  3. Consegna della ricevuta di pagamento al pagatore e memorizzazione della stessa nel sistema informatico della Giustizia
  4. Trasmissione/esibizione della ricevuta di pagamento
  5. Erogazione del servizio da parte degli uffici giudiziari

Fase 1 - Richiesta di Pagamento

  • Il soggetto abilitato si autentica presso il Punto di accesso ovvero presso il portale del Ministero e richiede il pagamento relativo ad un servizio (iscrizione a ruolo, copie, etc)
  • Il sistema informatico della Giustizia attribuisce un identificativo univoco ad ogni richiesta
  • La richiesta di pagamento (che contiene l’identificativo univoco) viene inviata dal Punto di accesso (ovvero portale del Ministero) al prestatore di servizi di pagamento (Banca, Poste, ecc) prescelto dal pagatore sotto forma di file informatico

Fase 2 - Esecuzione del pagamento
Il prestatore di servizi di pagamento riceve il file informatico contenente la richiesta e:

  • Esegue i controlli di sua competenza
  • Effettua il pagamento:
    • addebitando il pagatore (che ha indicato esplicitamente, nella richiesta , il conto su cui deve essere effettuato l’addebito)
    • accreditando la somma riscossa presso la Tesoreria dello Stato
  • Genera il file informatico con le informazioni relative alla ricevuta di pagamento (che riporta l’identificativo univoco della richiesta di pagamento) e lo firma digitalmente
  • Invia la ricevuta di pagamento al mittente (Portale ovvero PdA) della richiesta

Fase 3 – Consegna della ricevuta
Il Punto di accesso ovvero il portale del Ministero ricevono il file informatico contenente la ricevuta di pagamento e provvedono a:

  • Inoltrare la ricevuta di pagamento al soggetto pagatore
  • Inserire la ricevuta stessa in un apposito archivio (archivio delle ricevute) gestito dal sistema informatico della Giustizia e messo a disposizione degli uffici giudiziari per le operazioni di verifica e consultazione

Fase 4 – Trasmissione/esibizione della ricevuta
A seconda del livello di informatizzazione degli Uffici Giudiziari, il soggetto pagatore utilizza il file informatico della ricevuta di pagamento:

  • Stampando la ricevuta stessa e consegnandola presso la cancelleria (caso di procedura non informatizzata)
  • Trasmettendo all’ufficio giudiziari la ricevuta in formato digitale (nel caso di procedura informatizzata – Processo Telematico (PT) - questa fase avviene nelle modalità previste dalle regole tecniche )

Fase 5 – Erogazione del servizio
A seconda del livello di informatizzazione degli Uffici Giudiziari, il Cancelliere:

  • Acquisisce la ricevuta cartacea, verifica la presenza della stessa sull’archivio delle ricevute (tramite l’identificativo univoco) ed eroga il servizio (caso di procedura non informatizzata)
  • Verifica la presenza della ricevuta (allegata agli altri atti in formato digitale) sull’archivio delle ricevute e procede all’erogazione del servizio (nel caso di procedura informatizzata – Processo Telematico (PT) - il tutto avviene in maniera automatica)

SPERIMENTAZIONE

Fase Sperimentale del Servizio di pagamento
Può essere avviata da subito una fase di sperimentazione del processo di pagamento precedentemente illustrato:

  • attraverso gli strumenti di pagamento messi a disposizione dai Punti di Accesso (PdA);
  • per il servizio di iscrizione a ruolo (pagamento contributo unificato e diritti di cancelleria);
  • limitatamente agli Uffici Giudiziari in cui è attiva la procedura informatizzata – processo telematico (PT).

martedì 15 marzo 2011

Alfano e Brunetta presentano piano digitalizzazione

Estratto da questo link:

Palazzo Chigi. Alle ore 12:00, presso la Sala Stampa, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta presentano il Piano straordinario per la digitalizzazione della giustizia.


Si tratta di una partnership tra i due ministeri che permette, attraverso uno stanziamento straordinario di 50 milioni di euro, la digitalizzazione di tutti gli uffici giudiziari italiani e che consentirà, entro 18 mesi, di effettuare le notifiche digitali e la digitalizzazione di tutti gli atti, nonchè pagamenti on line per le spese di giustizia. Il Piano è stato approvato dal Consiglio dei Ministri del 10 marzo scorso, contestualmente al disegno di legge di Riforma costituzionale della giustizia e all'Action plan del Governo italiano per abbattere i tempi del processo civile e la rilevante mole dei giudizi arretrati.

lunedì 28 febbraio 2011

SIGP - Giudice di Pace

E' in corso l'installazione di una versione aggiornata del SIGP su diversi tribunali:
sede pilota e' stato probabilmente il distretto di Ancona dove nominalmente i registri di cancelleria del giudice di pace risultano gia' consultabili (servizitelematici.xml).

Il servizio in oggetto riguarda le consultazioni a mezzo web service (per caricare i dati direttamente in un gestionale od altro programma).

Dopo qualche test in cui a quanto pare ho completamente sbagliato la consultazioni il servizio, sembra che il servizio sia attivo.

Il frontend va scritto da ogni PdA, dovrei poterne testare uno sviluppato in questi mesi a breve, ora che ho capito come accedere al servizio.

mercoledì 26 gennaio 2011

Magistratura Democratica: note sul PCT ed altre riflessioni

Presto dalla rete (e' il documento di Magistratura Democratica che parla tra l'altro del PCT), dovrebbe gia' essere stata pubblicata "una risposta" sul Sole24ore:
[qui pubblichiamo qualunque cosa sul tema PCT, inutile supporre che MD abbia un'orientamento politico che non piaccia alla maggioranza del paese...]

il documento di MD sull'Informatizzazione della Giustizia:

è sotto gli occhi di tutti la situazione drammatica in cui versano le risorse a disposizione degli uffici giudiziari, a partire dalle carenze di personale e di supporti, che invece di essere risolte sono diventate croniche e non mostrano inversioni di tendenza.

Mentre il Presidente del Consiglio si vanta in Parlamento di avere realizzato la digitalizzazione della giustizia, noi ci lamentiamo tutti i giorni delle condizioni dei nostri computer, del livello dell'assistenza tecnica, della mancanza di programmi gestionali che agevolino il nostro lavoro.

Eppure sappiamo molto poco di quello che si sta facendo a livello centrale e di quali sono le partite che si giocano attorno alla tecnologia e all'informatica.

Di questo vorremmo parlare, con alcune informazioni e con analisi critiche che possono avviare una riflessione sul sistema che, nei fatti, ci governa.

Una premessa ci sembra necessaria: la partita che si gioca attorno alle politiche ministeriali sulla innovazione tecnologica è vitale per la stessa indipendenza della magistratura. Il tentativo di spostare in ogni modo verso il Ministero il baricentro del controllo sui registri generali, sulla gestione dei dati e sulla statistica giudiziaria trova radice in una lettura strumentale dell'art.110 Costituzione e molto maggiore fondamento nella consapevolezza che il controllo delle informazioni è oggi più che mai vitale e che il controllo della tecnologia è in grado di condizionare l'operato della magistratura, indirizzandone scelte processuali e soluzioni organizzative, incidendo sulla funzionalità del servizio e sulla stessa responsabilità dei capi ufficio e dei singoli magistrati.

Quello che abbiamo cercato di sintetizzare nelle poche pagine che seguono non è, dunque, un'analisi tecnica, ma un ragionamento sulle politiche ministeriali, sulle difficoltà che noi abbiamo a capire ciò che accade, sulle criticità che diventa sempre più difficile affrontare con le conoscenze e con gli strumenti che possediamo.

E, dunque:

CHIEDIAMO TRASPARENZA

1. La prima considerazione è di ordine generale: nessuno sa cosa il Ministero voglia fare davvero e cosa sia in grado di fare davvero. Il taglio dei fondi imposto dal Ministero dell'Economia richiederebbe oggi più che mai idee chiare e una forte condivisione di analisi e di obiettivi, ma dalla DGSIA non vengono né notizie precise né aperture di confronto vere con la magistratura.

Non è difficile immaginare che il Ministero debba fronteggiare debiti pregressi e scadenze già programmate, ma anche questi aspetti non sono conosciuti né controllabili, anche grazie ad una struttura del bilancio statale che rende quasi impossibile comprendere dall'esterno come stanno davvero le cose.

2. Altrettanto vaghe sono le notizie sul Fondo Unico Giustizia (FUG), così che non è chiaro quale sia l'entità vera delle somme che il Governo destinerà al Ministero della giustizia e quali siano gli eventuali vincoli. Si parla della assegnazione al Ministero di 75-80 milioni di euro, ma non si comprende perché in una fase così critica non sia possibile ottenere una distribuzione più consistente, visto che si tratta di fondi che la giustizia ha recuperato e che sono fondi reali. Anche di questo vorremmo sapere qualcosa, e non attraverso commenti sui giornali.

3. L'esigenza di trasparenza è tanto più importante in quanto le scelte sulla tecnologia applicata alla giustizia sono in realtà scelte politiche che coinvolgono enormi interessi economici (si pensi al contratto da 17 milioni di euro stipulato, pare, con Microsoft o al contratto con Telecom) e, insieme, incidono sull'indipendenza della giurisdizione. Basterà leggere quanto segue (sulla PEC in

alternativa al PCT; sulle politiche in tema di registri penali; sulle politiche in tema di gestione dei dati statistici) per comprendere che è in corso una partita tutta politica su chi debba controllare le informazioni sulla giustizia e su chi debba avere la possibilità concreta di fare scelte gestionali anche nei singoli uffici.

CHIEDIAMO UNA POLITICA CHIARA SULLA TENUTA DEI REGISTRI

La priorità delle priorità è rappresentata dagli investimenti sui registri generali. Non solo su quelli tradizionali, a cui tutti pensiamo, ma anche sui registri dei settori più trascurati, a partire dalla giustizia per i minorenni, che versa in condizioni disastrose dopo anni di vuoto delle politiche ministeriali e di scelte settoriali e improvvide, ed il settore della sorveglianza, che ancora deve confrontarsi con sistemi diversi senza che sia chiara la direzione che sarà presa a livello centrale.

Avere registri generali funzionali e aggiornati nel software è la premessa perché gli uffici possano utilizzarli correttamente e riceverne utilità di ritorno. La felice scelta di impostare i registri civili attorno agli "oggetti" fatta nel 2000 - scelta che ha consentito di sviluppare software moderni e di avere statistiche migliori - non ha ricevuto assistenza e sviluppi adeguati (v.aggiornamenti normativi e rilevazioni statistiche) così che l'esperienza del processo telematico è stata ridotta ad aree limitate del contenzioso, senza alcuna evoluzione dei sistemi verso dinamiche cooperative e di rappresentazione della conoscenza inizialmente avviate (l'archivio delle sentenze degli uffici giudiziari in relazione a quanto fatto dal CED della Cassazione). L'assenza di una strategia di medio termine sui sistemi informativi interessati dal PCT riduce in modo drastico il campo delle evoluzioni programmate nella relazione avvocatura / giustizia, riducendo al minimo le potenzialità della piattaforma pure originariamente progettate per aperture sistematiche ai sistemi di classificazione e di qualificazione dell'azione svolta dai vari attori del processo (v.infra).

Nel settore penale la situazione è ancora peggiore, con il nuovo S.i.c.p. che, nonostante il collaudo positivo, viene tenuto fermo per, sembra, rispolverare la versione relazionale di Re.Ge., col risultato che al momento i registri penali in Italia sono gestiti da tre programmi diversi (uno dei quali antediluviano) e non si capisce bene quale direzione verrà presa, con quali risorse e quali tempi.

E non solo: l'idea della DGSIA di "spacchettare" i registri, separando le procure dagli uffici giudicanti - idea che si è per adesso arenata sulla scelta della collocazione del G.i.p. - non appare disgiunta dal progetto più ampio di separazione delle carriere. E di questo è bene essere consapevoli.

Sulla base di queste premesse, è tutto il sistema che mostra segnali preoccupanti di debolezza sia nella gestione degli uffici sia nell'organizzazione della conoscenza, tanto che risulta impraticabile anche una seria politica di gestione e sviluppo della statistica giudiziaria.

CHIEDIAMO CHE IL PCT SIA FATTO FUNZIONARE

La vicenda del Processo Civile Telematico è paradossale e indicativa della gestione centrale.

Dopo il DPR 123/01 che aveva fissato al 1° Gennaio 2002 l'avvio di operatività del PCT il Ministero ha continuato a procedere con incertezze e contraddizioni, fino al punto di voler abbandonare il progetto e ripiegare sulla PEC (posta certificata) come strumento di collegamento fra utenti e uffici giudiziari. Il fatto che in molte sedi l'avvocatura segua con difficoltà l'innovazione costituita dal PCT avrebbe richiesto una forte politica di incentivazione e di dialogo e non, come è avvenuto, la scorciatoia del passaggio alla PEC, sulle cui ragioni economiche e sulla

cui funzionalità non possiamo che dare valutazioni negative 1 . Così ha fatto l'Avvocatura milanese che, dopo avere investito nel PCT quasi 100.000 euro con iniziale soddisfazione dei risultati ha costretto la DGSIA a fare marcia indietro sul proposito di abbandonare il progetto.

Quanto si è sperimentato positivamente sui numeri contenuti del decreto ingiuntivo può essere finalmente esteso a tutto il settore civile. Come del resto ha dimostrato anche l'esperienze delle notifiche on line nel settore civile già in atto in diversi uffici (Milano, Monza, Modena, Rimini) che possono rappresentare un formidabili risparmi anche di tempo e un miglioramento della qualità del servizio. Dopo anni di progettazione ed analisi è giunto il momento di capitalizzare i risultati ottenuti: non farlo rappresenta uno spreco che non crediamo possibile tollerare.

Diciamo con forza che bisogna avere il coraggio di investire nelle priorità:

1. Investire sugli strumenti di statistica interna e sulla "consolle" del magistrato - e relativa formazione - produrrebbe in breve tempo vantaggi enormi per le cancellerie e per gli stessi magistrati, così potendosi dirottare su altri servizi essenziali le energie risparmiate dal personale amministrativo, accrescere la qualità del lavoro, rendere più rapida la definizione dei procedimenti.

2. Investire sull'ufficio del giudice come supporto indispensabile per la diffusione del processo telematico. Occorre sfatare l'idea semplicistica che l'introduzione delle tecnologie si traduca in una riduzione di attività e di lavoro per il personale: la scienza dell'organizzazione e l'esperienza pluridecennale sul campo ci dicono che tutti i processi di riorganizzazione richiedono ridefinizione dei ruoli e delle attività e che la diffusione delle tecnologie introduca necessità di nuove mansioni e nuove relazioni governabili solo con l'assunzione di nuovo personale e la riqualificazione professionale di quello in servizio, avendo, però, come risultato l'aumento esponenziale della qualità del servizio.

CHIEDIAMO SOFTWARE PENALI CHE DIANO ANCHE UTILITA'

Nel settore penale non ci sono solo i problemi della molteplicità dei software che gestiscono i registri e dello spreco di risorse che questo comporta. C'è il fatto che la stasi in cui versa il progetto S.i.c.p. sta bloccando lo sviluppo che prevedeva il collegamento fra il registro generale di procure e uffici giudicanti e i settori collegati, come le misure cautelari, l'esecuzione della pena, la gestione dei corpi di reato, il sistema del Casellario; sta bloccando il progetto di abbandono della ricezione delle notizie di reato su carta; non permette lo sviluppo delle relazioni con la Corte di Cassazione.

Lo scollamento a livello informatico fra i gradi di giudizio e, ancor di più, fra la fase di merito e quelle successive comporta un deficit di informazioni tempestive, un aggravio di lavoro per segreterie e cancellerie, ritardi nelle decisioni e nell'esecutività delle sentenze e nel recupero delle spese di giustizia.

Del tutto inaccettabili sono i limiti del sistema, che ancora una volta chiamano in causa la stasi nello sviluppo dei registri, dai quali discende la moltiplicazione delle attività e l'impossibilità di utilizzare la tecnologia per quello che può dare: sistemi antiquati di ricezione delle notizie di reato e di rilascio delle copie, un progetto di digitalizzazione che non marcia, al di là della propaganda del Governo, la mancata circolazione dei documenti del processo. comportano sprechi di lavoro e di tempi che contrastano con qualsiasi ipotesi di processo "breve".

1 Lo stallo del PCT deciso dal Ministero per rimettere in gioco il progetto della posta certificata (PEC) non è giustificato, tanto più che l'ABI è disponibile a supportare i punti di accesso previsti dal PCT. Il costo della PEC (4 euro per account) non la rende affatto più economica per gli avvocati del punto di accesso e, soprattutto, la PEC non fornisce i servizi di consultazione e di informazione da remoto che sono oramai indispensabili per tutti gli utenti e per le cancellerie. Non solo ciò comporterebbe il rischio di dover far convivere in modo antieconomico PEC e punti di accesso, ma costringerebbe le cancellerie ad utilizzare un sistema di archiviazione e di gestione dei messaggi di posta enormemente dispendioso e scarsamente efficace.

CHIEDIAMO UN SISTEMA DI ASSISTENZA CHE FUNZIONI E DIA GARANZIE

Le difficoltà in cui versa l'assistenza sistemistica e l'assistenza hardware sono sotto gli occhi di tutti. Ci sono uffici, sia di grandi dimensioni che piccoli, che restano bloccati anche per giorni quando il server va in crisi, con ricadute inaccettabili sulla gestione delle urgenze e sulla possibilità per segreterie e cancellerie di tornare a regime in tempi brevi.

Ma, al di là di questo: 1) ferma restando la possibilità utilità di un unico contratto nazionale, lascia perplessi la scelta di avere come controparte un'azienda nazionale (Telecom) che è privo di specifiche conoscenze nel settore, che non ha potuto fare altro che subappaltare il lavoro (trattenendo per sé una bella fetta di intermediazione) e che ha nei fatti lasciato inalterati i soggetti che operavano sul campo procedendo a tagli di personale che incidono negativamente sul servizio; 2) deve essere rivista la concreta modalità di funzionamento dell'assistenza, del tutto incompatibile con un sistema avanzato di digitalizzazione: assistiamo, infatti a interventi che richiedono giorni per essere avviati e all'assenza di alcune funzionalità essenziali (ad esempio l'assistenza a fini statistici); 3) occorre ridiscutere il tema della sicurezza legata all'accesso da remoto nei sistemi e nei computer dei magistrati.

Questo tema, sia chiaro, chiama in causa aspetti centrali delle politiche per la giustizia: la perdita di professionalità interne, con i Cisia sempre più sguarniti e la rinuncia a dotare l'amministrazione di un nucleo forte di personale tecnico su cui investire; la opzione in favore di forme di esternalizzazione che, giustificate da ragioni di bilancio, rischiano di essere disfunzionali e addirittura in perdita se non controllate da un'amministrazione che abbia figure interne in grado di controllare ciò che accade e di crescere professionalmente.

CHIEDIAMO UNA POLITICA CHIARA SULLA RETE E SULLE DOTAZIONI HARDWARE

Il fatto che la rete sia sempre meno capace di sostenere i collegamenti locali e nazionali e che server, computer, stampanti e altri accessori stiano invecchiando senza essere sostituiti costituisce un problema sempre maggiore, soprattutto negli uffici periferici che hanno minore attenzione, e pesa in modo ulteriore sugli uffici che riescono ad attivare progetti di innovazione organizzativa che chiedono maggiori collegamenti, nuovi software non supportati dalle macchine in uso.

Se il Ministero intende rivendicare a sé funzioni di coordinamento e di intervento, deve dire con chiarezza come intende rispondere alle difficoltà segnalate, con quali risorse e con quali tempi. In caso contrario non può lamentarsi se le sedi locali assumono iniziative di surroga, presso necessitate da mera sopravvivenza.

CHIEDIAMO INFORMAZIONI STATISTICHE CORRETTE E IN GRADO DI SUPPORTARE LE SCELTE DELLA DIRIGENZA

La situazione di stallo sui registri e i limiti dell'assistenza tecnica concorrono a rendere sempre più difficile le soluzioni necessarie per una crescita qualitativa del dato statistico.

A fronte di uffici sempre più in difficoltà nel produrre statistiche attendibili, il Ministero non ha trovato di meglio che chiedere ai capi ufficio l'autorizzazione ad accedere da remoto e con personale DGSTAT alle banche dati, con ciò chiedendo di accedere anche ai registri e non più soltanto ai dati statistici che dai registri vengono estratti. La nostra attenzione e il nostro allarme hanno portato il tema all'attenzione di tutti, a dimostrazione dell'importanza che i magistrati prestino la massima cura nel seguire quanto avviene su questi terreni.

E' bene, infatti, che tutti comprendiamo la portata di questo passaggio, che si inserisce in una strategia di concentrazione dei registri in pochi server e nella politica di raccogliere tutti i dati in un "datawarehouse" nazionale. Si tratta di una politica che altera i rapporti fra giurisdizione-Csm, da

un lato, e Ministero-Esecutivo, dall'altro2 ; che accresce i rischi di intrusione nel sistema; che consente al Ministero di avere a disposizione in unico contesto non solo i dati sull'andamento degli uffici, certamente necessari per esercitare le prerogative e i doveri discendenti dall'art.110 Cost., ma anche dati di dettaglio che non dovrebbero interessare l'organo centrale.

Invece di procedere su questa strada, il Ministero dovrebbe investire sulla qualità dei registri, sulla pulizia dei dati che vi sono contenuti, sulla realizzazione di estrattori statistici che diano risultati corretti, sulla semplificazione delle procedure e sulla corretta distinzione fra statistiche "giurisdizionali" e statistiche "organizzative".

Solo in tal modo sarà possibile migliorare la capacità auto-organizzativa degli uffici, che necessitano di un controllo di gestione moderno ed affidabile anziché di obsoleti modelli statistici che nella loro assoluta rigidità, oscurano con le specificità degli uffici, le specificità del territorio.

CHIEDIAMO CHE IL MINISTERO DIA CONCRETEZZA

AL (SUO) PROTOCOLLO DEL 26.11.2008

Il Protocollo 26 novembre 2008 tra Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione e il Ministero della Giustizia prevedeva alcuni obiettivi condivisibili, una temporizzazione chiara degli stessi e adeguate risorse finanziarie (90,5 milioni di euro di investimenti in conto capitale e 12 milioni di euro l'anno a regime di spese correnti). Gli obiettivi erano:

a) notificazioni telematiche delle comunicazioni e degli atti processuali ad Avvocati e ausiliari del giudice, in attuazione dell'art. 51 della Legge 6 agosto 2008, n. 133;

b) rilascio telematico di certificati giudiziari e aumento degli sportelli sul territorio dove gli utenti possono richiedere i certificati;

c) trasmissione telematica delle notizie di reato tra forze di polizia e procure della Repubblica;

d) registrazione telematica degli atti giudiziari civili presso l'Agenzia delle Entrate;

e) accesso pubblico via rete alle sentenze ed ai dati dei procedimenti, in attuazione del Codice dell'Amministrazione Digitale.

Obiettivi e tempi sono stati clamorosamente mancati. Basti pensare che sempre secondo tale protocollo le notifiche telematiche ad oggi avrebbero dovuto essere realizzate in tutta Italia sia nei procedimenti di cognizione che di esecuzione ( mentre sono in corso solo in cinque sedi), il rilascio di certificati giudiziari doveva essere stato attivato in almeno il 25 % dei Comuni ( non risulta alcuna sede), la trasmissione telematica delle notizie di reato doveva essere realizzata e diffusa entro la fine del 2010 presso le forze di polizia e le procure dell'Italia meridionale, oltre che con moduli di accesso per gli avvocati (non si hanno notizie in merito), la razionalizzazione, evoluzione e messa in sicurezza delle infrastrutture ICT, dei sistemi informatici e della rete di telecomunicazioni doveva essere in larga parte completata entro la fine 2010 ( e solo qualche parte è stata realizzata).

2 Scriveva il Gruppo di lavoro (settore penale) del Csm che si è occupato degli standard di produttività a pag.139 della prima relazione presentata nel 2009: "Nell'ambito delle relazioni tra CSM e Ministero della Giustizia delineate dagli artt.104-110 della Costituzione appare evidente l'esistenza di una netta distinzione tra le generali competenze ministeriali per il buon funzionamento "dei servizi relativi alla giustizia" (art.110) e le specifiche competenze del CSM in tema di valutazione dei magistrati (art.105). La chiara distinzione di attribuzioni porta con sé l'esigenza che il CSM non possa dipendere da entità o istituzioni esterne per quanto concerne gli strumenti che rendono possibile la valutazione dei magistrati, che rappresenta un momento essenziale anche per la progressione in carriera e quindi per il loro "status" concreto; fra detti strumenti va ricompresa la raccolta e l'utilizzazione delle informazioni necessarie a valutare il magistrato. Deve, dunque, essere escluso che il CSM possa dipendere dal Ministero per la raccolta e la gestione delle informazioni statistiche rilevanti". Ma tale ragionamento porta ad un passaggio ulteriore: il Ministero non ha titolo per raccogliere in modo indiscriminato i dati individuali, che possono interessarlo solo a fini disciplinari e per i quali esistono strumenti diversi e mirati a disposizione del Ministro, attivabili solo con le forme e le garanzie proprie del controllo sui magistrati.

A questo punto la nostra domanda è semplice: che fine ha fatto questo protocollo ? Si tratta dell'ennesimo annuncio o si ha intenzione di ritemporizzare gli obiettivi ? E come ? Ed infine, che fine hanno fatto le risorse stanziate di cui ben poco abbiamo visto nei nostri uffici ?

CHIEDIAMO UN RILANCIO DEL CED DELLA CASSAZIONE

Restano incomprensibili le ragioni per cui il Presidente Carbone ne ha depotenziato l'autonomia ed ha progressivamente ridotto le risorse assegnate al CED vero fiore all'occhiello della giustizia italiana, strumento indispensabile per l'esercizio quotidiano della giurisdizione e per l'incremento della qualità della giurisprudenza e della stessa cultura giuridica. E', peraltro, chiaro che tale politica non ha avuto cause confinate all'interno della gestione della Corte ed ha chiamato in causa oggettivamente in causa una prospettiva più vasta di riassetto nei rapporti tra giurisdizione ed Esecutivo.

La situazione si è fatta così grave che lo stesso Csm ha ritenuto di intervenire con la delibera del 28 Luglio 2010 (trasmessa con protocollo P18716/2010 del 30 Luglio) che esprime giudizi assolutamente critici verso le soluzioni adottate, ritenute "non conformi al quadro normativo richiamato" e definite "anche non collocate all'interno del quadro ordinamentale descritto e delle specifiche competenze del Ministro della Giustizia e del CSM". Sulla base di tali valutazioni il Consiglio ha sollecitato il Primo Presidente a rivalutare le scelte organizzative al fine di "assicurare alla giurisdizione le complessive funzionalità" garantite dal CED fin dalla sua nascita.

L'iniziativa che il Primo Presidente assumerà in questa direzione dovrà trovare una soluzione avanzata ai temi sul tappeto e agli assetti del CED, ma potrebbe costituire anche l'occasione per una riflessione complessiva sul ruolo che gli strumenti tecnologici assumono nel sistema giustizia di oggi e sulla riattivazione di un circuito positivo fra istanze di merito e di legittimità.

IN CONCLUSIONE

A nostro parere:

1.. 1. occorre che la magistratura in tutte le sedi associative e istituzionali chieda al Ministro trasparenza sulle risorse e chiare indicazioni sulle politiche e sulle priorità che intende seguire;

2.. 2. in particolare occorre che il Ministero sia chiamato a chiarire le ragioni effettive del mancato rispetto dei termini dell'accordo 26.11.2008, che non possono ricondursi unicamente all'ormai usuale richiamo ai "tagli" subiti;

3.. 3. occorre chiedere con forza che l'innovazione sia portata negli uffici giudiziari e non ridotta semplicemente ad annunci presentati delle conferenze stampa;

4.. 4. occorre che il Csm presti speciale attenzione a questi temi e chieda al Ministro di avviare un confronto costruttivo per sfruttare tutte le risorse disponibili, evitare sprechi, avviare ogni possibile collaborazione nel rispetto delle reciproche attribuzioni;

5.. 5. occorre che la magistratura abbia chiara l'importanza dei temi che abbiamo sintetizzato e che ciascun magistrato si attivi nel lavoro quotidiano per favorire le soluzioni organizzative più idonee; si confronti coi colleghi sulle criticità; collabori a progetti di innovazione; stimoli il capo dell'ufficio affinché egli presti attenzione ai rischi, si adoperi per reperire risorse e avviare progetti, si faccia carico delle soluzioni possibili.